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L’11 novembre 1563, nella sua ventiquattresima sessione, il Concilio di Trento impose ai parroci l’obbligo di registrare i battesimi e i matrimoni che avevano luogo in ciascuna parrocchia. Ogni archivio costituisce dunque un’immensa fonte di informazioni biografiche sulla popolazione locale e sul suo evolversi, attraverso i secoli. Tra le varie componenti dell’archivio parrocchiale si ricordano in particolare la serie dei registri canonici(libri baptismorum, chrismatorum, matrimoniorum, mortuorum) cui a volte si aggiungono gli stati delle anime (status animarum). I registri più antichi sono i più laconici e i più sibillini , spesso anche i più imprecisi. Alcune regioni costituiscono poi casi particolari : per esempio in Sardegna si scriveva correntemente in sardo, oppure in catalano o in castigliano. Non sempre i registri canonici datano da epoca successiva al concilio di Trento. In casi eccezionali essi datano da epoca addirittura anteriore. Ad esempio quelli della pieve di Santa Maria Assunta di Montepulciano hanno inizio dal 1464, quelli del duomo di Bologna dal 1459, quelli della diocesi di Colle Val d’Elsa, altra località della Toscana, addirittura dal 1441. Anche le norme canoniche più recenti, cioè quelle del Nuovo Codice di Diritto Canonico, confermano le antiche disposizioni. Il Canone 535 infatti statuisce:”In ogni parrocchia vi siano i libri parrocchiali cioè il libro dei battezzati, dei matrimoni, dei defunti ed eventualmente altri libri secondo le disposizioni date dalla Conferenza Episcopale o dal Vescovo diocesano; il parroco provveda che tali libri siano redatti accuratamente e diligentemente conservati” . Per ciò che concerne l’Archivio Storico, infine, è assai significativo, il comma 5 che stabilisce “Anche i libri parrocchiali più antichi vengano custoditi diligentemente, secondo le disposizioni del diritto particolare”.
Frontespizio di un antico Registro Parrocchiale
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